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Partita-IvaUna delle possibilità per chi apre Partita IVA è quella di chiedere un finanziamento agevolato con la formula del prestito d’onore (di cui al Dlgs. 21/4/2000 n. 185) – volto a promuovere l’autoimpiego tramite franchising lavoro autonomo o microimpresa – ottenendo contributi a fondo perduto, mutui agevolati (previa approvazione di Invitalia), servizi di assistenza tecnico-gestionale gratuiti e agevolazioni finanziarie per investimenti.

Beneficiari

Il prestito d’onore è pensato per le nuove Partite IVA. Possono richiederlo i residenti in Italia da almeno 6 mesi,  disoccupati o inoccupati in cerca di  prima occupazione, che desiderino avviare un’attività di lavoro autonomo sotto forma di ditta individuale.

In caso di cittadini extracomunitari è richiesta carta o permesso di soggiorno validi per almeno i 12 mesi successivi alla presentazione della domanda. Possono richiederlo anche i liberi professionisti iscritti ad un Albo professionale, ad esempio per aprire uno studio. Per l’autoimpiego, il prestito è riservato ai residenti in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.

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prestiti_imageIn un momento storico in cui l’accesso al credito risulta tanto indispensabile quanto difficile, soprattutto senza garanzie reddituali, esistono numerose offerte di prestiti senza busta paga, ovvero quelli richiesti e ottenuti anche da chi non possiede un contratto di lavoro da dipendente.

Garanzie alternative

Prima di tutto facciamo notare che oltre alle garanzie reddituali ci sono altre tipologie di garanzie che possono essere valutate favorevolmente dalle banche o dalle finanziarie, come l’avere un reddito derivante da un immobile in affitto. Importante è poter dimostrare il regolare pagamento del canone da parte dell’affittuario ad esempio tramite il proprio estratto conto. Anche avere una rendita finanziaria può essere un’alternativa valida alla garanzia della busta paga, così come eventuali assegni di mantenimento documentati allegando l’ordinanza del giudice.

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IMUL’IMU agricola sui terreni montani, su cui è stata abolita retroattivamente l’esenzione integrale, è rimandata a giugno 2015: i proprietari non dovranno più pagarla in un’unica soluzione entro il 16 dicembre. Il provvedimento ufficiale non è ancora arrivato ma è stato annunciato dal Governo, in considerazione dei tempi eccessivamente stretti e della complicazione interpretativa della nuova formulazione dell’esenzione.

La nuova norma

La proroga è stata annunciata dal sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, secondo cui il rinvio arriverà con un decreto ad hoc oppure con un emendamento alla Legge di Stabilità. La questione riguarda il DM Economia del 28 novembre 2014, in attuazione di quanto previsto dal Decreto Competitività (articolo 22, comma 2, Dl 66/2014).

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In arrivo il decreto che riduce l’esenzione IMU per i terreni montani, non più valido per tutti ma solo in base all’altitudine del Comune e all’attività del proprietario (se coltivatore diretto o imprenditore agricolo professionale): il decreto 28 novembre 2014, in corso di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, attua infatti quanto previsto dal Decreto Competitività (articolo 22, comma 2, Dl 66/2014) che ha introdotto nuove regole retroattive per l’esenzione IMU sui terreni agricoli. Pertanto, anche chi finora era esente adesso è chiamato a pagare: per tutti il versamento va effettuato entro il 16 dicembre e riguarderà acconto e saldo in un’unica soluzione.

Altitudine del Comune

I terreni agricoli montani ora esenti IMU sono solo quelli che ricadono in Comuni sopra i 601 metri di altitudine, in base all’Elenco comuni italiani pubblicato sul sito internet dell’ISTAT alla colonna “Altitudine dal centro“. Significa che se un terreno si trova sopra i 601 metri ma il Comune di appartenenza è sotto questa altitudine, non c’è l’esenzione IMU. Fa dunque fede l’altitudine del Comune e non del terreno.

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