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Continua a far discutere la misura varata dal governo Renzi che prevede un bonus di 80 euro in busta paga per i dipendenti e gli assimilati. Più in particolare, al centro dello scontro con la maggioranza c’è l’estensione del bonus ai nuclei famigliari mono-reddito con almeno 3 figli, anche con reddito superiore ai 26 mila euro, che rischia di non essere inserita all’interno del decreto IRPEF.

Estensione Bonus IRPEF

L’obiettivo è di evitare che vi siano famiglie in cui il bonus viene percepito da entrambi i genitori perché entrambi con reddito fino a 24 mila euro e famiglie monoreddito con figli e retribuzione di 26 mila esclusi dall’incentivo. La misura risulterebbe sostenibile solo se limitata ai nuclei con tre figli con soglia a 40-50 mila euro. In tutto la misura dovrebbe costare sui 50 milioni di euro e dovrebbe vedere coinvolti altri 80 mila contribuenti.L’Esecutivo in realtà non ha espresso parere negativo sulla misura, ma il premier Matteo Renzi sembrerebbe essere  più propenso ad inserirla nella Legge di Stabilità.

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Non arriverà la deducibilità IMU ai fini IRAP sugli immobili produttivi delle imprese (capannoni, uffici, etc.), essendo una misura ritenuta dal Governo troppo onerosa. A spegnere ogni speranza degli imprenditori è stato il ministro dell’economia, Pier Carlo Padoan, che in audizione alla Camera ha ricordato le misure già varate dal Governo a favore degli immobili strumentali, a fronte delle quali:

“ulteriori interventi sia per la deducibilità dell’IMU dalle imposte sui redditi sia un’ulteriore riduzione dell’IRAP richiederebbero per una concreta attuazione ingenti risorse finanziarie per far fronte alle diminuzioni di gettito”.

”La semplificazione prevista dalla delega fiscale” è uno degli strumenti per diminuire ”gli oneri che gravano sulla dimensione imprenditoriale, verso la quale c’e’ un preciso impegno del Governo”. I decreti che l’Esecutivo sta mettendo hanno l’obiettivo di avviare ”una revisione sistematica dei regimi fiscali volta a eliminare complessità di adempimenti superflui e costosi per le imprese”.

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Potrebbero slittare alcuni dei termini per la dichiarazione dei redditi 2014 e più in particolare la scadenza per la presentazione dei modelli 730 e UNICO, che potrebbe essere spostate rispettivamente dal 31 maggio al mese di luglio e dal 30 giugno al 20 agosto.

Troppe scadenze fiscali

La motivazione risiede nella sovrapposizione di un gran numero di scadenze fiscali che stanno sovraccaricando i centri di assistenza fiscale (CAF) e i professionisti abilitati, senza considerare il ritardo nel rilascio del software Gerico per gli Studi di Settore, indispensabile per alcune dichiarazioni dei redditi. A creare notevoli problemi è poi l’avvicinarsi della scadenza per la TASI, sulla quale i 400.000  contribuenti interessati dall’imposta hanno non pochi dubbi e chiedono pertanto assistenza. CAF e professionisti, alle prese anche con i calcoli IMU auspicano quindi la proroga per i modelli 730 e UNICO, ma anche per IVA e Studi di Settore.

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Lo aveva anticipato il presidente ANCI, Piero Fassino e lo ha confermato il premier, Matteo Renzi: il rinvio TASI nei Comuni che non hanno deliberato entro il 23 maggio sarà a ottobre:

«ai Comuni che vogliono evitare di fissare l’aliquota per motivi elettorali e per aspettare di scegliere i nuovi sindaci è stato consentito di andare a ottobre».

Calendario scadenze

In attesa di provvedimento ufficiale di proroga il nodo delle scadenze si sta sciogliendo:

  • 16 giugno acconto TASI-IMU nei Comuni con delibera IUC e acconto IMU negli altri (con aliquote 2013).
  • 16 ottobre acconto TASI nei Comuni senza delibera entro la scadenza.
  • 16 dicembre saldo TASI-IMU.
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