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Un vero e proprio coro di proteste quello sul rinvio TASI a doppio binario (solo per gli immobili che nei Comuni che non deliberano le nuove aliquote entro fine maggio), persino con ipotesi di incostituzionalità: il Comune di Varese ha approvato un ordine del giorno in cui si chiede alla Regione Lombardia di inoltrare richiesta alla Corte Costituzionale per sollevare, la questione di incostituzionalità: la TASI, così com’è, non rispetta il principio di capacità contributiva previsto dall’articolo 53 della Costituzione.

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Fra giugno e luglio i contribuenti italiani sborseranno 75 miliardi di euro, distribuiti in una trentina di scadenze fiscali (18 nel solo mese di giugno9 a partire da IRPEF, IMU-TASI, TARI, IVA, IRES e IRAP. Un ingorgo tributario che comporta un superlavoro dei CAF e uno sforzo economico per famiglie e aziende, aggravato dai costi della burocrazia. Secondo un’elaborazione Cgia di Mestre su dati della Banca Mondiale, per pagare le tasse in Italia servono 269 ore all’anno (33 giorni lavorativi): nell’area Euro solo il Portogallo registra una situazione peggiore. Ma vediamo il calendario di giugno delle scandenze fiscali per imprese e famiglie.

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Cambiano ancora le regole per accedere al Bonus Mobili che prevede una detrazione IRPEF del 50% in 10 anni per l’acquisto di arredamento e grandi elettrodomestici abbinato ad una ristrutturazione edilizia.

Con il passaggio al Senato per la conversione in legge del decreto casa (47/2014) è stata infatti reintrodotta la possibilità di portare in detrazione anche gli acquisti di mobili di importo superiore al valore delle ristrutturazioni, eliminando il limite precedentemente disposto.

Resta però il tetto massimo per le spese agevolabili di 10.000 euro (per le ristrutturazioni invece il tetto è fissato a 96.000 euro per unità immobiliare). Al Senato il testo è passato con 133 voti a favore e 99 contrari. Ora l’esame del Piano Casa passa alla Camera.

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Marcia indietro sul rinvio dell’acconto TASI, che resta fissato al 16 giugno: come se non bastasse il caos aliquote senza le delibere dei Comuni, si ingarbugliano anche le scadenze. Dopo l’annuncio del Governo di valutare lo slittamento a settembre della prima rata della nuova imposta sui servizi indivisibili del Comune (che assorbe l’IMU prima casa e si somma a quella per gli altri immobili), le proteste dell’ANCI hanno determinato un claloroso dietro front: niente proroga TASI, i Comuni non sono disposti a rinunciare al gettito per motivi di bilancio. Spiega iIl presidente Piero Fassino:

«TASI e IMU sono la principale fonte finanziaria a cui i Comuni attingono le risorse per le loro politiche. Qualsiasi slittamento rischia di provocare un buco di liquidità drammatico e di mettere i Comuni nell’impossibilità di continuare le politiche e i servizi che erogano oggi».

Dunque, al termine di una riunione tecnica fra ANCI e Ministero, è stato deciso di non rinviare la scadenza per l’acconto TASI, in modo tale che i Comuni possano incassare, pur con il loro impegno a velocizzare l’iter di approvazione delle delibere IUC con le aliquote 2014.

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