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A poche settimane dalla scadenza per la consegna del 320/2014 ai sostituti d’imposta, facciamo il punto sulle detrazioni fiscali che si possono ottenere in sede di dichiarazione dei redditi alla luce delle agevolazioni in corso. In particolare, parliamo di: interventi di ristrutturazione edilizia degli edifici (bonus ristrutturazioni); adeguamento antisismico di edifici adibiti ad abitazione principale o ad attività produttive che si trovano in zone sismiche ad alta pericolosità; acquisto di arredi per immobili oggetto di agevolazione (Bonus Mobili). In tutti questi casi, si ha diritto ad uno sconto d’imposta.

Ristrutturazioni edilizie

  • per ristrutturazioni sostenute dal 26 giugno 2012 fino al 31 dicembre 2014, spese detraibili al 50% dall’IRPEF fino a un massimo di 96 mila euro;
  • dal 2015 la detrazione IRPEF scenderà al 40%, sempre per le spese fino a 96 mila euro;
  • dal 2016 il bonus tornerà all’aliquota ordinaria del 36% con un tetto massimo di spesa di 48 mila euro.
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Una prassi diffusa. La realizzazione di verande è una prassi ormai largamente diffusa. Installando tali manufatti si può trarre una maggiore utilità non solo in termini di spazio, ma anche un maggior confort durante la stagione invernale e/o estiva. La realizzazione però necessita di specifici titoli abilitativi, salvo alcune rare eccezioni.

Problematiche connesse. La costruzione di una veranda comporta tutta una serie di conseguenze. Dal punto di vista architettonico spesso modifica o altera il decoro dell’edificio. Da punto di vista urbanistico, le problematiche sono ancor più severe e restrittive, atteso che la trasformazione del balcone in veranda è considerata un’opera capace di influire sulla cubatura e sulla superficie utile e, quindi, idonea ad incidere sui parametri edilizi. La realizzazione a volte viene considerata alla stregua di un “intervento di ristrutturazione edilizia” (T.A.R. Molise, Sez. I, 1° giugno 2011, n. 310), altre volte viene inquadrato tra gli interventi di nuova costruzione ex art. 3 comma 1 lett. e) del D.P.R. n. 380/2001 (Corte di Cassazione, Sez. III pen., 20 luglio 2011, n. 28927).
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Casa, auto, risparmi. Un sistema per metterli al sicuro e destinarli ai bisogni della famiglia c’è: costituire un fondo patrimoniale. Con cifre anche contenute – per un piccolo fondo bastano 2mila euro – si può siglare davanti al notaio un atto che “distingue” questi beni dal patrimonio generale dei soggetti interessati e li protegge da eventuali azioni esecutive dei creditori.
Naturalmente a determinate condizioni di legge. Vediamo quali.

Il fondo patrimoniale, disciplinato dagli articoli 167 e seguenti del Codice civile, è stato istituito dal legislatore della riforma del diritto di famiglia (legge 151/1975) per permettere ai coniugi (o a terzi, nell’interesse dei coniugi: si pensi ai loro genitori) di destinare determinati beni di proprietà di taluno di essi, e i loro frutti, a «far fronte ai bisogni della famiglia» formata dai coniugi e dai loro figli.
Si pensi alla sottoposizione al fondo patrimoniale di una casa, per essere destinata ad abitazione dei coniugi e della loro famiglia; oppure di un immobile a destinazione commerciale, per utilizzarne il reddito per finanziare le spese familiari (ciò che si potrebbe ripetere per i dividendi di un pacchetto azionario o per gli interessi di un pacchetto obbligazionario).

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Si sono aperti i termini per l’invio delle domande di accesso alle agevolazioni del Bando Efficienza Energetica nelle Regioni Convergenza (Decreto Ministeriale 5 dicembre 2013): lo sportello si è aperto alle ore 10:00 del 29 aprile 2014, riservato alle aziende con sede in Calabria, Campania, Puglia e Sicilia.

Apertura Bando

Si tratta degli incentivi previsti dal Decreto del MiSE del 5 dicembre 2013, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 54 del 6 marzo 2014, che concede agevolazioni alle imprese che realizzino programmi di investimento funzionali alla riduzione di consumi energetici all’interno delle attività produttive localizzate nei territori delle Regioni dell’Obiettivo Convergenza.

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