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Aspetti legislativi. In parte l’invivibilità delle nostre città dipende anche dalla carenza di spazi adeguati per il parcheggio delle automobili. Tale problema è stato affrontato originariamente dal legislatore con il decreto ministeriale del 2 aprile 1968 (art. 3) a cui si deve l’introduzione di un limite inderogabile di densità edilizia. Successivamente l’art. 41-sexies della legge urbanistica – introdotto dall’art. 18 della legge 6 agosto 1967 n. 765/1967 (c.d.”Legge Ponte”) ha previsto che “nelle nuove costruzioni ed anche nelle aree di pertinenza delle costruzioni stesse, debbono essere riservati appositi spazi per parcheggi in misura non inferiore ad un metro quadrato per ogni venti metri cubi di costruzione”. Da tale disposizione è scaturito il vincolo di destinazione delle aree destinate a parcheggio.

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L’art. 63, lett. c della Legge 27.12.2013 n. 147 ,  pubblicata sulla G.U. 27.12.2013 (legge di stabilità 2014) stabilisce che il notaio o altro pubblico ufficiale è tenuto a versare su apposito conto corrente dedicato l’intero prezzo o corrispettivo, ovvero il saldo degli stessi, se determinato in denaro, oltre alle somme destinate ad estinzione delle spese condominiali non pagate o di altri oneri dovuti in occasione del ricevimento o dell’autenticazione, di contratti di trasferimento della proprietà o di trasferimento, costituzione od estinzione di altro diritto reale su immobili o aziende.

I successivi artt. 64 e 65 specificano che gli importi depositati presso il conto corrente di cui al comma 63 costituiscono patrimonio separato. Dette somme sono escluse dalla successione del notaio o altro pubblico ufficiale e dal suo regime patrimoniale della famiglia, sono assolutamente impignorabili a richiesta di chiunque ed assolutamente impignorabile ad istanza di chiunque è altresì il credito al pagamento o alla restituzione della somma depositata.

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È legittimo il recesso del promissario acquirente in caso di consegna dell’immobile privo del certificato di abitabilità. È configurabile il grave inadempimento per consegna di “aliud pro alio”, con conseguente condanna del promittente venditore a pagare il doppio della caparra.

Il caso. I proprietari di un immobile citavano in giudizio il promissario acquirente al fine di sentir dichiarare il grave inadempimento al contratto preliminare di vendita avente ad oggetto l’unità immobiliari di loro proprietà e la legittimità del loro recesso dal predetto contratto, con conseguente diritto degli stessi di trattenere la caparra loro versata in sede di sottoscrizione del preliminare. Il convenuto si opponeva alla domanda, deducendo che inadempienti dovevano considerarsi gli attori, che avevano promosso la vendita dell’immobile, privo del certificato di abitabilità, peraltro ad un prezzo maggiore di quello concordato tra Comune e costruttore.

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APE IN POCHI CASI – LA CERTIFICAZIONE NON È NECESSARIA PER INTERVENTI «MINORI» COME INFISSI, PANNELLI SOLARI E CALDAIE

Non solo nuove realizzazioni, compravendita e affitto di immobili. L’attestato di prestazione energetica è fondamentale anche per chi ristruttura casa e deve dimostrare di aver “spinto” sull’efficienza energetica e di poter così accedere alla detrazione del 55/65 per cento.
A stabilirlo è il comma 1-ter dell’articolo 6 del Dlgs 192/2005, modificato dal Dlgs 311/2006 e in vigore dal 1° gennaio del 2007. In caso di riqualificazione in chiave sostenibile di un immobile, l’Ape (in precedenza Ace) è uno dei documenti fondamentali per ottenere l’incentivo. Ragione per cui la spesa necessaria per redigerlo può essere anch’essa detratta. Il documento deve essere compilato e conservato concluse le opere, insieme all’Attestato di qualificazione energetica e alla scheda informativa dell’intervento (questi ultimi due, devono anche essere inviati per via telematica all’Enea entro 90 giorni dalla fine dei lavori).

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